
Wayward Pines, serie televisiva che si colloca tra il 2015 e il 2016.
Questa serie segue l’agente dei servizi segreti Ethan Burke, che arriva nella tranquilla cittadina di Wayward Pines per indagare sulla scomparsa di due colleghi. Ben presto si rende conto che qualcosa non torna: gli abitanti si comportano in modo inquietante, è impossibile lasciare la città e ogni tentativo di trovare risposte porta a nuovi misteri. Quella che sembra un’indagine si trasforma presto in una storia di fantascienza ricca di colpi di scena e riflessioni sul destino dell’umanità.
Ho iniziato la serie, che si compone di 2 stagioni, grazie ad un consiglio e, sinceramente, mi ha colpita molto. Si inizia con le prime puntate che ti tengono incollato allo schermo, non sai cosa accadrà, o in cosa credere, vivi un senso di smarrimento come il protagonista. L’atmosfera è inquietante, ci sono molti misteri e colpi di scena. Tutto inizia come un thriller psicologico, per poi evolversi in qualcosa di più profondo e ambizioso: fantascienza, suspense e riflessioni sulla natura umana. Le domande sono tante e non puoi non continuare la visione, cosa accadrà? Sarà tutto vero? Dove si trovano?
La prima stagione ha un ritmo coinvolgente, ami e odi personaggi cercando di capire i loro atteggiamenti. La seconda vuole portare avanti il ritmo della prima ma, nel provare a farlo, perde parte della forza narrativa e del senso di mistero presente nell’altra. La seconda si lascia guardare ma è meno incisiva della prima, in un certo senso è lì per dare risposte a domande rimaste senza, non ha lo stesso impatto emotivo ma vai avanti e cerchi di capire.
L’atmosfera è inquietante al punto giusto, ogni personaggio sembra nascondere qualcosa.
Ciò che ho amato di più, personalmente, è che la serie non si limita ad essere un semplice thriller, cambia, invece, completamente prospettiva riuscendo a sorprendere.
QUANDO L’UOMO SFIDA LA NATURA
La grande domanda che inizia a girare in testa è: cosa accade quando l’uomo è convinto di poter controllare tutto?
Nel tentativo di salvare l’umanità e di decidere quale sia il suo futuro, alcuni personaggi finiscono per credere di poter dominare la natura, piegandola alla propria volontà, dimenticando che l’evoluzione non è qualcosa che si può fermare o guidare a piacimento: segue il suo corso, spesso in modi imprevedibili.
È proprio questo ciò che mi è rimasto più impresso. La serie mostra come le migliori intenzioni possano trasformarsi in ossessione quando qualcuno si convince di sapere cosa sia giusto per tutti. Il desiderio di controllo porta inevitabilmente a sacrificare la libertà, dimostrando quanto sia sottile il confine tra protezione e tirannia.
GLI ABBIE: LA NATURA CHE PRESENTA IL CONTO ALL’UMANITÀ
Quando l’evoluzione supera il suo creatore
Visto dal punto di vista degli Abbie (aberrazioni – così chiamano l’evoluzione che gli si presenta, è un giudizio umano non una verità assoluta) gli esseri umani non sono poi le vittime innocenti che si credeva, ma i responsabili di un lungo processo di autodistruzione.
L’uomo ha sempre cercato di dominare la natura, sfruttarla e modificarla secondo i propri bisogni, dimenticando di essere soltanto una parte dell’ecosistema e non il suo padrone. Gli Abbie rappresentano proprio la conseguenza di questa presunzione. Non sono semplicemente dei mostri come si vuole far credere (la domanda iniziale è proprio: si stanno proteggendo da qualcosa con quel muro costruito?) ma il risultato di un’evoluzione naturale avvenuta dopo che l’umanità ha perso il controllo del proprio ambiente. Sono creature adattate a un mondo nuovo, mentre gli esseri umani rimasti cercano disperatamente di conservare un passato che non esiste più.
Dal loro punto di vista, gli abitanti di Wayward Pines sono un’anomalia: una specie che tenta di congelare il tempo, nascondendosi dalla realtà e imponendo regole artificiali per sopravvivere. Gli esseri umani vogliono ancora decidere cosa sia “naturale” e cosa no, ma gli Abbie dimostrano che la natura non chiede il permesso e non segue i desideri dell’uomo.
La vera domanda posta dalla serie è quindi: chi è davvero il mostro? Gli Abbie, che hanno seguito il loro percorso evolutivo, oppure gli esseri umani, che hanno distrutto il proprio mondo e poi hanno cercato di controllare anche il futuro?
Wayward Pines suggerisce che l’umanità non è superiore perché possiede tecnologia e intelligenza. Senza equilibrio, rispetto e capacità di adattarsi, anche la specie più avanzata può diventare fragile e destinata a scomparire.
C’è una frase che mi è rimasta impressa, ovvero “non voglio credere che questo sia il futuro dell’umanità”. In questa frase è racchiusa tutta la difficoltà dell’essere umano ad accettare ciò che non può controllare. Chi pronuncia queste parole riconosce, anche solo in parte, che gli Abbie sono esseri senzienti, ma non riesce ancora ad accettare l’idea più profonda: l’umanità potrebbe non essere più il centro del mondo. Proprio questa è la paura più grande dell’uomo: scoprire di non avere il diritto di dominare ogni cosa, di non poter arrivare in un luogo e decidere cosa debba esistere e cosa invece debba essere eliminato. La natura non appartiene all’essere umano; l’essere umano ne è soltanto una parte.
SPOILER
La scena finale, che mostra un bambino Abbie con caratteristiche umane, racchiude perfettamente il significato dell’evoluzione che l’uomo ha cercato di ostacolare. Non rappresenta una sconfitta della vita umana, ma dimostra che la vita continua ad adattarsi, trasformarsi e trovare nuove strade indipendentemente dalla volontà dell’uomo.
In sintesi, l’orrore di Wayward Pines non nasce dagli Abbie, ma dalla consapevolezza che l’uomo potrebbe non essere più la specie dominante e che la natura, dopo essere stata sfruttata e modificata, trovi comunque un modo per andare avanti senza di lui.
Gli Abbie sono percepiti come mostri perché sono diversi, ma l’essere umano ha una lunga storia nel definire “mostruoso” ciò che non comprende o ciò che minaccia la propria posizione, dimenticando che il vero mostro è l’essere umano.
Forse la vera domanda è: gli Abbie non sono semplicemente una minaccia esterna, ma lo specchio delle conseguenze dell’arroganza umana?
Wayward Pines non è un racconto contro l’essere umano, ma un invito a riconoscere i suoi limiti. L’uomo non deve smettere di evolversi o di cercare nuove soluzioni, ma deve imparare a ridimensionarsi, ricordando di essere parte della natura e non il suo padrone.